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Il Palazzo - notizie storiche
Il Tribunale di Livorno si compone di due sezioni: una civile, sita
in Via De Lardarel, 88 ed una penale, sita in via Falcone e Borsellino n. 1.
Sezione Civile
Il Palazzo de Larderel, sede della Civile del Tribunale, si erge su un ampio lotto di terreno posto all'esterno
del Fosso Reale e che, all'epoca della costruzione, presentava ancora i caratteri di un ambiente scarsamente urbanizzato.
La facciata, ideata da Ferdinando Magagnini, si estende per circa 80 metri e si innalza per quattro piani fuori terra,
richiamando alla mente quella del Palazzo Belgioioso di Milano. Il basamento, trattato mediante bugnato, presenta una serie
di aperture simmetriche e, al centro, è sovrastato da un lungo balcone; le grandi finestre del primo piano sono
evidenziate da timpani, mentre alla sommità dell'edificio si apre un grande frontone, al cui interno sono impressi alcuni
strumenti del commercio, della meccanica e dell'agricoltura.
All'interno, che ormai ha perso quasi tutti gli arredi originari, si trova un vestibolo nel quale sono collocate alcune
statue in gesso di toscani illustri, copie di quelle presenti lungo la Galleria degli Uffizi, a Firenze; altre statue
adornano l'adiacente scalone d'onore, la cui realizzazione fu portata a termine nella seconda metà dell'Ottocento. Al
pian terreno, gli ambienti più significativi si devono all'opera del Gherardi, che vi realizzò una grande sala da pranzo
affiancata da un salone per le feste; la sala da pranzo, articolata da robusti colonnati, è decorata per mezzo di
grottesche (elementi tipici delle residenze livornesi dell'epoca) e presenta una caratteristica nicchia sopra la porta
d'accesso, decorata con una volta a lacunari d'ispirazione neoclassica.
Al piano superiore, al quale si accede dalla doppia rampa di scale, si trova una vasta sala (la cosiddetta Sala Rossa o
Gran Galleria) dove in origine era ospitata la collezione d'arte del conte, oggi dispersa: l'opera, avviata da Gherardi,
fu conclusa dal Magagnini dopo il 1845 ed è caratterizzata da un'interessante copertura vetrata, mentre ai lati sono
disposte delle pitture nelle quali è possibile leggere un'allusione al grande prestigio conseguito dalla famiglia de
Larderel.
Adiacente alla Gran Galleria è ubicata la sala da ballo, decorata con colonne di ordine ionico e con bassorilievi
classicheggianti derivati dallo stile di Bertel Thorvaldsen: l'orchestra era ospitata su una tribuna posta al piano
superiore ed un raffinato sistema meccanico, ancor oggi presente, permetteva di impartire ordini ai musicisti direttamente
dal livello inferiore. Alla sommità della volta si trova un dipinto di Cecrope Barilli, dove si riconoscono una locomotiva
a vapore e persino degli isolatori elettrici.
Interessante, seppur spogliato dei decori originari, è il cosiddetto Gabinetto gotico, realizzato dallo stesso Magagnini
nel 1836: in stile neogotico, presenta uno sfarzoso apparato ligneo, completamente dorato, con archi acuti e bifore che
inquadrano le porte d'accesso e gli specchi disposti lungo le pareti.
François Jacques de Larderel era un imprenditore di origine francese e giunse a Livorno a seguito della rivoluzione; nel
1818, con alcuni soci, avviò lo sfruttamento industriale dei soffioni boraciferi di Montecerboli e intorno alla metà del
medesimo secolo ne divenne l'unico proprietario. La sua ascesa nel panorama imprenditoriale del Granducato di Toscana
coincise con la costruzione di un imponente palazzo residenziale lungo la via dei Condotti Nuovi. Qui, nel 1830, de
Larderel acquistò un ampio appezzamento di terreno e diede incarico a Riccardo Calocchieri di realizzarvi una prima
palazzina (1832).
Nel 1837 Francesco, ormai divenuto a tutti gli effetti un nobile livornese, fu nominato conte di Montecerboli e
parallelamente avviò i lavori di ampliamento della residenza labronica; all'edificio, portato a termine nel 1839 su
progetto di Gaetano Gherardi, furono aggiunte due ali laterali, munite di terrazze alla sommità.
Intorno 1850 i vari corpi di fabbrica furono uniti in un unico prospetto ad opera di Ferdinando Magagnini, che in passato
aveva già lavorato come ebanista all'interno della residenza del conte de Larderel. Altri lavori portarono alla
costruzione di una nuova scala monumentale, probabilmente disegnata con la consulenza del celebre architetto Giuseppe
Poggi.
Sezione Penale
Il Palazzo sede della Sezione Penale del Tribunale di Livorno si erge nel caratteristico quartiere Venezia Nuova, risale
all'inizio del XVIII secolo, quando fu edificato per ospitare un ordine religioso femminile; tuttavia, per volontà del
granduca Cosimo III de' Medici, l'immobile fu affidato ai Gesuiti. Il collegio, che comprendeva anche una chiesa intitolata
a San Francesco Saverio, fu completato dall'architetto Giovanni del Fantasia e fu aperto nel maggio del 1707. La chiesa,
che aveva la facciata sulla via della Madonna, fu ampliata con due cappelle laterali dallo stesso granduca.
A seguito della soppressione dell'ordine gesuita, negli anni settanta del medesimo secolo il palazzo fu adibito
inizialmente ad ospedale ed in seguito ad altri usi, tanto è vero che, nel 1783, la chiesa fu teatro di una sontuosa festa
da ballo voluta dal granduca Pietro Leopoldo.
Successivamente, con l'istituzione della diocesi di Livorno (1806), parte dell'edificio divenne residenza vescovile; dal
1811 al 1856 ospitò pure l'istituto Paradisino, una struttura scolastica per ragazze fondata nel 1746.
Nel 1857 il complesso divenne sede del tribunale labronico, che in precedenza, sin dal 1838, era ubicato nel Palazzo
Bartolommei (oggi distrutto, si veda in proposito la voce Venezia Nuova); pertanto la curia si trasferì presso Seminario
Gavi, nei pressi del Cisternone. I locali del tribunale furono ampliati nel 1880, con la costruzione del nuovo corpo di
fabbrica per la Corte d'Assise ed un ulteriore restauro si ebbe nel 1916.
Il Palazzo di Giustizia occupa un ampio lotto compreso tra la Pescheria e la chiesa Santa Caterina, nell'area che costituisce
il cosiddetto secondo accrescimento del quartiere Venezia Nuova.
L'esterno dell'edificio, lungo la via della Madonna, presenta un'elegante facciata su tre piani, caratterizzata da grandi
cornici che inquadrano le aperture. Il fronte lungo la via dei Milanesi (oggi intitolata a Falcone e Borsellino) è
articolato mediante un portico a cinque arcate rivestite in pietra.
All'interno sono da segnalare l'armonioso chiostro, definito da più ordini di pilastri con archi a tutto sesto, ed i resti
della vasta cappella. Nel cortile si trova il monumento a Giuseppe Micali, realizzato intorno al 1862 dal livornese
Giovanni Paganucci; l'opera, inizialmente collocata presso il Liceo Niccolini (che allora ospitava la Biblioteca Labronica),
fu posta nell'attuale sede nel 1918. Inoltre, nei pressi della scultura è apposta una lapide commemorativa della
Tipografia Coltellini proveniente dal demolito Bagno dei forzati.
Recenti lavori di restauro hanno permesso di individuare, in alcuni ambienti, le tracce della originaria Fortezza Nuova,
che fino alla fine del Seicento si estendeva anche sull'area del palazzo. Un altro restauro ha riportato all'antico
splendore le decorazioni pittoriche di un locale anticamente adibito a cappella e posto al piano terreno del complesso.
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